Amore per l'arte

sole_arteVilla Nani Mocenigo è il più importante monumento storico-artistico del Comune di Canda (Rovigo), edificata a partire dal 1580 e ultimata nel 1584, appartenente all’antichissima famiglia patrizia veneziana dei Nani. In seguito unitasi con i Mocenigo, quest’ultima una delle famiglie più aristocratiche della Serenissima, da inizio Ottocento ne assunse il doppio cognome in segno di distinzione sociale. La Villa fu fatta costruire, e in seguito ampliata nel corso del XVII secolo, quasi certamente su direzione dell'architetto rinascimentale Vincenzo Scamozzi, allievo del Palladio, anche se qualche studioso la vuole attribuire all'architetto Baldassare Longhena tra i maggiori esponenti dello stile barocco, entrambi molto attivi artisticamente a Venezia. Tutta la zona del Polesine (nella provincia di Rovigo), fu da sempre terra di confine: delimitata dai due grandi fiumi, l’Adige e il Po, oltre ai minori Tartaro-Canalbianco e Fratta, fu oggetto imponenti, disastrose e ripetute alluvioni che la resero nei secoli improduttiva e dissestata. In aggiunta a ciò tutta questa zona fu teatro di continui conflitti bellici tra veneziani, ferraresi e mantovani, i quali volevano impadronirsene per manifestare ciascuno la loro supremazia sugli altri. Quando la Repubblica della Serenissima ebbe la meglio nel periodo che va dal 1489 al 1797, il Senato veneziano mise all’asta questi terreni affinché le famiglie più ricche aggiudicatarie potessero trovarne giovamento economico espandendo le loro proprietà.

In cambio di ciò, queste si adoperarono accuratamente in attività consistenti di riassetto del territorio realizzando ingenti opere di risanamento come attraverso la creazione scoli e chiaviche, nonché la costituzione di consorzi di bonifica per concretizzare efficaci misure di regimazione e drenaggio delle acque al fine di rendere produttive queste aree dissestate.

Fu così che vennero costruite numerose ville di pregio in questi territori, le quali divennero un simbolo indiscusso della ricchezza e dello status dei loro proprietari, tra i quali anche la prestigiosa famiglia Nani Mocenigo deve essere annoverata. Per quanto concerne la struttura della Villa, la casa padronale è divisa in due corpi di fabbrica costruiti in epoche diverse. La parte più antica è stata edificata secondo un progetto di ispirazione palladiana intorno al 1580, al quale venne aggiunto nel primo Settecento il corpo posteriore con notevoli influssi barocchi.

Nel complesso, al suo termine, la villa assunse così una planimetria rara nel contesto delle ville venete e di sicuro interesse. Al suo interno, nonostante i danni provocati da un incendio in una porzione del piano inferiore nel 1946, vanta ancora numerosi e pregevoli affreschi in buono stato di conservazione, attribuiti al quadraturista Girolamo Mengozzi Colonna e ad altri pittori della Scuola ferrarese come Gabriello Rossi e Francesco Ferrari. Degni di nota sono le raffigurazioni delle allegorie delle virtù, atte a celebrare la magnificenza della Repubblica Veneta. Anche la particolare scala ellittica presente all’interno, si distingue rispetto alle scale a chiocciola edificate in quei tempi risaltando per le pareti finemente adornate con affreschi riproducenti finti parapetti, statue e colonne tortili, creando nel complesso sontuosità e dinamismo. Lo stile architettonico della Villa è nel suo insieme sobrio e armonioso, compatto nello stile di realizzazione, con richiami al classicismo. È caratterizzato da aperture serliane e da una testa di Ercole sulla chiave d'arco.

Cornici e modanature sono state aggiunte dopo la costruzione del secondo corpo della villa per cercare di omogeneizzare il più possibile le due parti, che peraltro rimangono ben distinguibili perché espressione architettonica di epoche diverse. Delle ville polesane, il parco è uno fra i pochissimi sopravvissuti. Esso è decorato con una serie di statue in pietra tenera dei Berici che riprendono nuovamente le allegorie della virtù, attribuite per lo stile alla bottega degli Albanese di Vicenza. Il parco conserva ancora l’antico muro di cinta in mattoni, entro il quale sorgono in maniera isolata gli annessi rustici databili a metà del ‘500, prima residenza del signori veneziani con i relativi servizi di scuderia e dimora per la servitù. Inoltre ospita una cappella gentilizia del 1500 a pianta ottagonale con facciata a bugnato. Esso si estende su una superficie di circa quattro ettari e presenta esemplari arborei di notevoli dimensioni. Tra le specie più significative si segnalano: cedri del Libano, magnolie, olmi, ippocastani, tigli, carpini, faggi e tassi. Infine, la cinta muraria che circonda il parco, ancora visibilmente integra, si chiude ad anello proprio verso la Villa.